Renzo Destini: Ipersensibilità Cognitiva 2.4

Cronache del Destino: Ipersensibilità Cognitiva (15 + 9 = 24 = 2.4)

Ipersensibilità cognitiva, come un bosco pensante la percezione è amplificata dalla superficie complessiva. Sente tutto ciò che è, ma anche quanto sembra essere. Un soffio di vento ai margini del folto, ma il centro conosce del suo passaggio. Tale soffio si insinua nelle profondità dell’intelligenza di un tale organismo così articolato e bello da esplorare.  Ogni contatto è una carezza, ogni parola un canto. Un sibilo saggio e delicato che è guida nell’apparente oscurità di questo nuovo mondo. Foglie e fiori in grado di ricordare e del loro ricordo fa esperienza il primitivo forestiero.

Seguo un fascio luminoso, come luce lunare penetrante nelle lasse densità. Più lumi indicano un affievolimento dell’intrico. Una luna imponente e nutrita sembra essere padrona del suo destino e di quello altrui. Madre di un mondo dal quale dipende strettamente.

Due brillanti smeraldi attirano la mia attenzione. Come preziosi, richiamano un sentimento di affezione. Da fissi quali erano, cominciano a saltellare e come un bimbo giocondo a farsi desiderare. Nel tentativo di non disperderli, li seguo in ogni loro movimento fino ritrovarmi di nuovo in assenza di luce.

Percorro d’istinto senza vedere, nella speranza di non perdere la sensazione del mio essere.  Il percorso si conclude in una radura dove la luce lunare diffusa gioca tra le realtà e la parziale percezione della stessa.

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Intervention on work by Dissenso Cognitivo (2017) with mosaics from Galla Placidia Mausoleo (425 dc) in Ravenna.

Sono osservato, ma non solo fisicamente. Qualcuno o qualcosa sta indagando le mie profondità, le mie fratture, le mie vulnerabilità. La sensazione di avere numerosi “occhi” addosso è sempre più intensa e disturbante. Come se quegli esseri apparentemente immobili che delimitano la radura osservassero senza guardare, ma attraverso sensi sconosciuti, sensi non convenzionali, sensi universali.

Una direzione mi ispira come un  richiamo: poco oltre la muraglia vegetale, un piccolo specchio d’acqua riflette  l’ombra di un’imponente chioma. Improvvisamente, tutto è buio…la luce lunare è scomparsa, così come la percezione di occupare fisicamente un luogo. Simpatiche e piccole luci, d’improvviso  incidono l’oscurità in un percorso caotico…non c’è altro.

All’improvviso, di nuovo quel senso di essere “toccato” …un flash…il cielo è tinto della speranza dell’aurora boreale. Un’aurora “intelligente” dal cui verde chiarore emerge un’antica saggezza: “lasciati scrutare, non temere di aprire i varchi verso nuovi linguaggi. Non spaventarti se ti sentirai nudo…connettiti alla Sofferenza di Bassa Frequenza…accettala e godine. Lasciala scorrere, mostrati nell’emotività. Osservala, falla tua alleata, ma non ignorarla”.

Ipnotizzato dall’affascinante danza degli ioni atmosferici non mi ero reso conto di quanto attorno. La debole luce ha reso chiara la sagoma riflessa dall’acqua…un’imponente Quercia, cuore della percezione ipersensitiva di questo ecosistema pensante. D’improvviso, i due smeraldi si riaccendono nell’ombra della corteccia. Una figura mi si avvicina delicatamente facendo di un abbraccio lo strumento per l’apertura di nuovi portali…

Non esiste orgoglio, non esiste invulnerabilità, non esiste ego, non esiste solitudine, non esiste sofferenza…non esiste null’altro se non quel delicato e dolce tatto. Il distacco è sentito e come un regalo dell’universo, quel momento ha parzialmente rotto la membrana.

Osservo da pochi centimetri la sagoma…di chiara corteccia è ricoperta…da edera rampicante protetta…un sussurro da una voce soave, una rara speranza nel silenzio della sofferenza. Continuo ad osservare, ma questa volta ad un livello diverso: ciò che vedo è un’attrazione irresistibile verso la colmatura di un vuoto, ma ciò che sento è un caro prezzo da pagare. Eppure continuando ad osservare non c’è più un “vedere” o un “sentire”, ma esiste qualcosa di indefinito che ha a che fare col “futuro”.

Stranezze emotive a dir poco irriconoscibili, confuse in un momento dello spazio tempo che forse esiste dall’eternità, ma mai riconosciuto: campagne, buio, un volto, torrenti, suoni di una tecnologia sconosciuta, una sagoma femminile…un nuovo canale offerto dall’universo? Verso dove?

Come inaspettate, le disordinate e dinamiche luci che ci circondavano ascendono al cielo divenendo pioggia di meteore fantastiche…desideri inascoltati magari di un popolo lontano o dei numerosi volti del proprio inconscio. Nel frattempo è tornata la luna nel suo splendore, che non tarda però a farsi desiderare.

La luce lunare è di nuovo scomparsa, oscurata dal ritorno della Grande Massa. Quei magnifici smeraldi sono fuggiti e ciò che rimane  è una realtà mutata…un mutamento necessario a tutelare l’unicità del luogo che ho avuto la fortuna di esplorare…nuovi scenari si manifestano…mi ritrovo nella Solitudine dell’universo, ma ora, mi sarà possibile affrontarla…

…continua…

 

Renzo Destini.                                                                                    24.07.19

 

 

 

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