Renzo Destini: Cronache 5.1

Cronache del Destino 5.1

Circondato da un confine anonimo, riacquisto la possibilità di osservare con criterio quanto presente. Passato dallo squarcio nulla è chiaro. Un oscuro sottofondo caotico interferisce con gli ordini universali, come se esistesse un’identità capace di mutare le certezze.

Gradualmente, si fanno chiare le immagini e disegni, mentre in contemporanea si forma una membrana attorno al mio essere,  come filtro ordinatore. Riconosco una base su cui poggio, anche se privo di ogni percezione sensoriale…riconosco un sopra buio, un cielo senza stelle, senza atmosfera, senza fine.

Mi guardo attorno e l’oscurità avvolge la mia presenza. Nulla esiste, eppure poggio su qualcosa di reale. Un oceano sconosciuto, dal quale è impossibile emergere.

Un lampo in lontananza, attira la mia attenzione…fumi più chiari si contraddistinguono dall’oscurità impenetrabile. Gli inferi dell’inconscio universale cela cose spaventose.

Con intento, mi avvicino verso le fonti luminose e mi accorgo di qualcosa di impensabile. Atomi giganteschi fuggono dai quei fumi come se qualcosa o qualcuno li inseguisse. Sempre più vicino, riconosco sempre più dettagli…di nuovo lampi gialli e blu. Ecco una marea di atomi con al seguito elettroni eccitati, fuggire ancora una volta da quei fasci di luce…fuggono, disintegrando la base d’appoggio che costituivano, unica sicurezza in questo luogo sconosciuto.

Cerco speranza nelle porzioni di maggiore densità, dove la certezza della materia può offrirmi rifugio. La testa della marea degli atomi è ormai lontana, ma qualcuno non ce l’ha fatta…nelle retrovie, i lampi sono sempre più intensi e più vivi…i fumi dell’assenza materica sempre più vicini e percepibili…una sagoma si intravede da quelle nubi…impietrito non sono più in grado di muovermi…questa volta, non esistono voci ad offrirmi consiglio.

remix Karol Thole - L'altra faccia della spirale

intervention by Bacco Artolini on Karel Thole’s illustration (1952) with “Madonna Solly” Raffaello (1500-1504).

La sagoma emerge dai lampi apocalittici…”di scura ambra la pelle”…leggiadre ali di insetto, sbattendo, generano suoni ipnotici…”acuto sguardo”…densi e scuri capelli, si organizzano in ramificati intrecci…protuberanze che emergono dalla fronte ricordano corna spiralate…piccoli seni raccontano una figura femminile e letale…muscoli decisi fanno presagire una fuga difficile…in una mano un pennato, nell’altra, la materia sua preda…come palline antistress, coppie di atomi vengono fatti roteare su se stessi…come forma dimostrativa vengono schiacciati nel palmo generando i lampi, senza più nulla lasciare…”la materia è il suo gioco, annichilita per creare il Vuoto”…

Spavento e meraviglia dinnanzi la figura non mi permettono di prendere una chiara decisione. Non so se fuggire o continuare ad osservare.  La fuga sarebbe inutile…fuggire nel Vuoto, vorrebbe dire perdersi nella maledizione perpetua. Continuo ad osservare il suo avvicinamento. Fluttuando sulla sicurezza della superficie, si avvicina portandosi appresso l’annullamento di quanto la precede. Una dea in grado di affermare le certezze attraverso l’annullamento…”è così che si appropria di vite, l’Afrodite Antracite”.

Si interrompe e come un lampo annichilente, i suoi occhi si rendono visibili ai miei…scuri addensamenti attraggono la gravità della mia esistenza. Immobilizzato dal suono delle ali e dall’attenzione verso quei portali, mi sento come trafitto dall’interno…l’alter ego risvegliato è minaccia per la mia esistenza in questa dimensione…

Più fisso quelle pupille e più la membrana che mi protegge, tende a dissolversi…la realtà che mi circonda, ricomincia ad acquistare la sua vera forma…non esiste pavimento…non esiste la dea…non esiste…

Non posso permetterlo, ma mi è impossibile reagire…divenire parte integrante del Vuoto può essere la salvezza…lasciarsi andare…NO! Bisogna reagire.

Quando ormai l’annichilimento pare avere la meglio, eccola comparire di nuovo…un forte tremore agita il nostro incontro: la grande massa è tornata ed è pronta a collidere tra il nostro collegamento visivo. Con immane sforzo, scatto verso il suolo ricordandomi di prelevarne rapidamente un campione. Un istante dopo, non tarda a manifestarsi un gigantesco boato, che ci allontana violentemente a velocità incalcolabili…

Sollevato o dispiaciuto? Il desiderio di indagare quella pericolosa dimensione rimane forte…

Del luogo dell’impatto rimangono solo due insolite pere mistiche.

Il suolo è distrutto e fluttuando in un luogo impensabile e privo di ordine, uno squarcio di luce coordinato su di un rosso rubino prevalica l’oscuro sottofondo caotico…scivolo sul fascio di luce e mi lascio trasportare…mi dirigo verso una delle reali Certezze dell’esistenza……

…..continua

 

Renzo Destini                                                                                          20-02-19

 

 

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