Renzo Destini: Il dono della solitudine

Il Dono della Solitudine

Anime fluttuanti, frequenze, frammenti di tempo, vagano in un etere privo di forma e costituzione. Ad un tratto ci troviamo sulla terra, soggetti alle leggi di questo Universo, senza aver apparentemente scelto nulla di tutto ciò.

Piombiamo in questa realtà, spaesati, confusi e soprattutto spaventati. Questa paura è spesso motore delle nostre azioni e ci porta ad estroflettere i nostri sensi, dando peso e importanza agli attaccamenti.

Mentre prima eravamo entità uniche fuse con il Tutto, ora siamo singoli individui e come tali, ci sentiamo soli. Compensiamo questa condizione con la socialità, con la famiglia, con gli animali, col consumismo, senza mai accettarla veramente. La non accettazione può condurre solamente ad uno stato di perenne insoddisfazione e infelicità.

Pieter Caesz-magritte 2

Intervento di Bacco Artolini su “Natura morta” (1625 circa) di Pieter Caesz con “Amanti” (1928) di Renè Magritte.

Perché siamo così restii alla Solitudine? Forse perché è l’alter ego della Certezza, o perché ci conduce a risposte spaventose.

Avete mai provato a fermarvi, ascoltare il vostro respiro, i vostri pensieri? E’ un’occasione per imparare a conoscersi, comprendere veramente le proprie potenzialità insieme ai propri limiti. L’esercizio della solitudine, è una virtù che bisogna tornare a coltivare.

“Dobbiamo imparare a bastarci”, alcuni dicono…certo è vero, ma bisogna farlo con consapevolezza facendo attenzione a non ergere fortezze nevrotiche, prigioni dell’Io, esclusivismi mossi dall’ego.

E’ facile accettare una condizione di solitudine in un particolare momento della giornata; più difficile è accettarla nella propria vita. Siamo soli nelle nostre battaglie, nei nostri sogni, nelle nostre idee semplicemente perché ogni individuo percepisce soggettivamente la realtà. Spesso ci sentiamo incompresi nella convinzione che la nostra visione possa essere la risposta. Lasciate andare l’Illusione…

Eppure, le frequenze che ci hanno reso Materia Esistenziale, continuano a vibrare per tutti e per ogni cosa. Ci accomunano, creando le differenze della mente, ma mantenendo allo stesso tempo una connessione sottile, con quanto siamo realmente. Imparare la solitudine, significa vibrare con queste frequenze.

Siamo soli è vero, ma una cosa ci accomuna: lo siamo tutti, quindi non lo siamo mai veramente. 

 

Visione:

Gustarsi con piacere un panino o una pizza, di sera, in un tavolo con tanti posti vuoti. Siamo soli al tavolo, ma nel locale, altre persone provano lo stesso senso di appagamento.

 

Renzo Destini                                                                                                                     22-10-18

renzodestini@gmail.com

 

 

 

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